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MOLTHENI in concerto@ ARTERIA - VICOLO BROGLIO 1/E - BOLOGNA

coimba || 10:08 || venerdì, 14 dicembre 2007
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APPELLO A TUTTI GLI OPERATORI DEL SETTORE MUSICALE

PER DARE VOCE ALLA NUOVA MUSICA ITALIANA 
INDIPENDENTE, EMERGENTE, ESORDIENTE:
IL 21 GIUGNO SPEGNIAMO I GRANDI NETWORK RADIO E TV 
E ACCENDIAMO LE WEB RADIO E TV, LE RADIO E TV LOCALI!


 Alle associazioni, indies, bands, artisti, festival, circoli, clubs, promoter, appassionati e utenti.
Questa è l'occasione per farsi sentire e valere:
la nuova musica italiana non trova più spazio all'interno dei palinsesti dei grandi network radiofonici e televisivi,
per chi crede ancora che in questo paese sia necessario e possibile valorizzare la propria cultura musicale,
è il momento di agire!

 
Aderisci anche tu e diffondi questo messaggio

E' con grande soddisfazione che il coordinamento per lo "sciopero del 21 giugno" , annuncia di aver raccolto durante l'ultima Assemblea Nazionale di AudioCoop, che ha visto una partecipazione altissima, svoltasi sabato 31 marzo a Bologna, l'appello di più di 100 produttori e discografici indipendenti italiani, per spegnere i grandi network radiofonici e televisivi giovedì il  21 giugno, giorno della Festa Europea della Musica: tutti gli utenti sono invitati a spegnere le grandi radio e tv, che non danno spazio alla nuova musica indie, emergente ed esordiente del nostro paese, e ad accendere le radio e tv locali e le web radio e tv che danno spazio alle nuove proposte.


E' un' iniziativa di sensibilizzazione senza precedenti in Italia, lanciata da AudioCoop e dal MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti- dopo il grande successo della raccolta firme per "Un Appello per una Legge per la Musica", dello scorso 21 giugno, che ha raccolto 5.000 adesioni e ha portato in Parlamento l'iter per arrivare ad una Legge per la Musica, grazie al lavoro del Tavolo della Musica.
L'iniziativa è nata in seguito a gli appelli lanciati da tutte le associazioni di discografici e i principali festival musicali italiani
con l'auspicio   che nel frattempo si  avvii un tavolo di confronto con le associazioni radiofoniche, al quale siamo disponibili a partecipare fin da ora con le nostre proposte,  per realizzare subito nuovi spazi a favore degli indipendenti, emergenti ed esordienti.

Si tratta di un'opera di sensibilizzazione anche a favore dei grandi network radio e tv perchè, liberati dai lacci che impediscono di dare spazio a nuove proposte,  possano così soddisfare maggiormente le esigenze di una nuova utenza che si sta sempre piu' spostando sui nuovi canali web di diffusione musicale, orientandosi ad abbandonare un modello radio-televisivo musicale sempre piu' piatto e omologato.


AudioCoop e il Mei di Faenza, grazie alle numerose realtà che hanno già aderito, stanno coordinando questo sciopero del 21 giugno, e invitano quindi tutte l
e associazioni, indies, bands, artisti, festival, circoli, clubs, promoter, singoli,  appassionati e utenti, ad aderire, promuovere e diffondere questa importante iniziativa e a dare la propria disponibilità per realizzare iniziative di sostegno a tale campagna.


Uniamoci nello sciopero del 21 giugno come primo passo tutti insieme,
verso una libera diffusione della nuova musica italiana nei grandi circuiti radiofonici e televisivi. 

 

Hanno già aderito: AudioCoop, Materiali Sonori, Anagrumba, Cinico Disincanto, Studio Sound Service, Multimedia Group, Euphonè, Target, CB59, Live Rock, Maffucci Music, DjMayo.net, Res, Sara Ferrari Ed., Swan Film Europe, Castorone Ed., Pixel & Bo, Minus Habens, Ass. Che Torni Babele, Otium Teatro, Cama Records, Immaginazione,  Feel Good Movie, Carlo Strata, Fuori Aula Network, Maccaja srl, Promo Music, 1STPOP, Vox Day, Punkadeka, Lady Music Records, Zeta Promotion, Fabio Luongo, Franz Campi, CFF e il Nomade Venerabile, Magazzeno Bis, Musica Controcorrente, Toast, Lilium, Divinazione, Io Coop, COA, Nessuno Società, Leart Società, Voci per la Libertà, Song, CBM, Tuneager,  Bottega Bologna, Edizione 3ntini, Nopop, Zona Ed., Luca Guggia, Blond Records, Studio 80, Territorio Musicale, Ephebia, Non Plus Ultra, Il Pentagramma, Rock Targato Italia,  Mei - Meeting Etichette Indipendenti, Radio Sherwood, La scena, Naima Club, Soffici Dischi, Noi Nati Male, Angelo Elle, Work Sound Records, Mario Bizzoccoli, Astrazioni Foniche, Ranauei, Associazione Blackmore, Marco Mori, Enrico Captano, Vittorio Merlo, Medusa Live Festival, Controradio e tantissimi altri.


Coordinamento "Sciopero del 21 giugno"
Per informazioni e per adesioni:
Tel. e Fax. 0546.24647
Segreteria Mei 2006
tel. 0546.646012
tel. e fax. 0546.24647
E-mail:
mei@lamiarete.com
Siti ufficiali del MEI 2006:
www.audiocoop.it
www.meiweb.it
coimba || 16:36 || mercoledì, 11 aprile 2007
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BELLA CIAO

Il più celebre canto della Resistenza italiana, cantato durante l'occupazione nazifascista dai giovani partigiani che lottavano per la libertà, venne scritto sulla melodia di un precedente canto (cui si riferiscono le prime tre strofe qui proposte), quello intonato dalle mondine nelle risaie. Contrariamente a quanto si pensa, "Bella Ciao" ebbe una diffusione molto limitata durante la Resistenza, mentre conobbe il suo grande successo, e la sua enorme diffusione, solo dopo la guerra, negli anni '60.

1. Una mattina mi sono svegliato,
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
Una mattina mi sono svegliato,
E ho trovato l'invasor.

2. O partigiano portami via,
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
O partigiano portami via,
Che mi sento di morir.

3. E so io muoio da partigiano,
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
E so io muoio da partigiano,
Tu mi devi seppellir.
  4. Mi seppellisci lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
Mi seppelisci lassù in montagna
Sotto l'ombra di un bel fior.

5. Tutte le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
Tutte le genti che passeranno
Mi diranno «che bel fior!».

6. E questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
E questo è il fiore del partigiano
Morto per la Liberta.

 

coimba || 10:00 || mercoledì, 21 marzo 2007
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Figli dell’officina

la SKARNEMURTA - Oilà Masnada

"Figli dell’officina" è un inno divenuto tradizionale del movimento anarchico. Il testo originale fu scritto da Giuseppe Raffaelli e Giuseppe De Feo, anarchici carraresi, nel 1921, mentre si preparavano ad affrontare le squadracce fasciste con gli "Arditi Del Popolo". La musica deriva da un canto popolare. Nel periodo della resistenza, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu ripreso dai partigiani "rossi" del nord Italia. Nel 1999 è stato ripreso (con modifiche) dalla band italiana Modena City Ramblers, all’interno dell’album "Fuori campo". Il documento sonoro allegato proviene da Carrara, 1946.

Figli dell’officina
o figli della terra,
già l’ora s’avvicina
della più giusta guerra,

la guerra proletaria,
guerra senza frontiere,
innalzeremo al vento
bandiere rosse e nere,

Avanti, siam ribelli,
fiori vendicator
un mondo di fratelli
di pace e di lavor.

Dai monti e dalle valli
giù giù scendiamo in fretta,
con queste man dai calli
noi la farem vendetta;

del popolo gli arditi,
noi siamo i fior più puri,
fiori non appassiti
daI lezzo dei tuguri.

Avanti, siam ribelli...

Noi salutiam la morte,
bella vendicatrice,
noi schiuderem le porte
a un’era più felice;

ai morti ci stringiamo
e senza impallidire
per l’anarchia pugnamo;
o vincere o morire,

Avanti, siam ribelli..

 

 

coimba || 11:15 || lunedì, 19 marzo 2007
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Canti partigiani






Bella ciao
Fischia il vento
Dalle belle città



Pieta l'è morta
La Badoglieide
La brigata Garibaldi



Festa d'Aprile
Compani fratelli Cervi
Dai monti di Sarzana

coimba || 15:29 || martedì, 06 marzo 2007
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Da Beppe Grillo


Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male respirare le  polveri  sottili  e  vedere  persone  a cui vuole bene morire di cancro intorno a sé per il benessere delle multinazionali petrolifere ed ha chiesto alla  commissione  europea (dipartimento dell'ambiente) di creare una legge che  obblighi i padroni del petrolio ad  installare accanto ad ogni distributore di benzina   almeno un distributore  ad  idrogeno e di incominciare a produrlo utilizzando energie rinnovabili.

In parole povere questa legge favorirà l'introduzione sul mercato delle automobili ad idrogeno a ***ZERO INQUINAMENTO*** e ad alte prestazioni! Finalmente potremo respirare a pieni polmoni e anche i figli dei nostri figli! L'auto del futuro esiste già ed in vari modelli!

Bastano 800.000 firme per far abbassare la testa ai padroni del petrolio. Firmate la petizione per voi, i vostri amici e parenti! Cogliamo  questa  opportunità e facciamone un'arma, anche per altre piccole battaglie. 



 
PER FIRMARE LA PETIZIONE CLICCATE IL LINK QUI SOTTO:
http://www.petitiononline.com/idrogeno/petition-sign.html


 
PS:  Per favore, fate girare questa mail perché, una volta tanto, è una cosa seria... e non diciamo poi che "tanto non cambia mai niente", se non ci impegniamo almeno in queste occasioni.

coimba || 16:16 || venerdì, 02 marzo 2007
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GIOVEDI 1 MARZO ORE 21 al CRASH! [Via Zanardi, 48 - Bologna]



RENATO CURCIO presenta: "L'azienda totale", "Il dominio flessibile", "Il
consumatore lavorato" e "La Trappola Etica": una ricerca sui mutamenti in
atto nel mondo del lavoro.

A seguire dibattito sul precariato sociale e sulle forme di resistenza
alla precarizzazione esistenziale.

Laboratorio del precariato sociale CRASH!
Via Zanardi 48, Bologna

--

Renato Curcio
LA TRAPPOLA ETICA
Ambiguità e suggestioni della responsabilità sociale d’impresa

La società industriale si è espansa e i suoi squilibri cronici sono
diventati planetari. Siamo entrati in un tempo buio caratterizzato dal
fatto che le più grandi aziende progettano sé stesse a misura del mondo.
Si vogliono globali. E l’economia liberale, di cui esse sono espressione,
continua a propugnare un’idea di crescita e sviluppo autocentrata, le cui
devastanti conseguenze, rispetto agli umani e al loro ambiente, sono sotto
gli occhi di tutti. Di fronte a questo scenario e in rotta di collisione
con le sue prospettive insostenibili, sindacati dei lavoratori,
associazioni di consumatori o per il rispetto dei diritti umani e
dell’ambiente, importanti organismi internazionali, hanno cominciato a
porre una nuova domanda: è accettabile che le imprese globali, prime
attrici di questo processo, continuino a considerarsi responsabili
soltanto di fronte ai propri azionisti? Questo libro, costruito a partire
dalle voci narranti di lavoratrici e lavoratori della grande distribuzione
organizzata, passa in rassegna ciò che Carrefour, Auchan e Ipercoop dicono
e fanno al riguardo della Responsabilità Sociale d’impresa. E mostra
l’ambiguità degli approcci etici in assenza di precisi vincoli giuridici e
d’istituzioni di diritto capaci d’imporre alle aziende regole chiare.


Renato Curcio
IL CONSUMATORE LAVORATO

Cos’è oggi la ‘società dei consumi’? Come vengono prodotti i consumatori?
Questa esplorazione socioanalitica, condotta con lavoratrici e lavoratori
degli ipermercati e dei grandi centri commerciali di Milano, cerca di
rispondere a queste domande seguendo alcune piste: la caccia e la cattura
del cliente; il marketing etico e l’assalto al lavoro futuro;
l’interazione simulata cliente-lavoratore; le implicazioni del controllo e
della fidelizzazione.


Renato Curcio
IL DOMINIO FLESSIBILE
Individualizzazione, precarizzazione e insicurezza nell’azienda totale

La ricerca che questo libro presenta è opera di un cantiere socianalitico
composto da lavoratrici e lavoratori della grande distribuzione. Muovendo
dalle forme più fluide del lavoro, essa esplora i dispositivi e i miti
della flessibilità. Ma anche i traumi, le ansie, le angosce e le paure che
i processi di individualizzazione esasperata, di precarizzazione
generalizzata e di insicurezza strutturale portano con sé.


Renato Curcio
L’AZIENDA TOTALE
Dispositivi totalizzanti e risorse di sopravvivenza nelle grandi aziende
della distribuzione

Questo libro presenta i materiali di una ricerca condotta con sindacalisti
e lavoratori delle grandi catene della distribuzione ed esplora i
dispositivi totalizzanti in atto nel mondo del lavoro e le risorse
attivate dai lavoratori per sopravvivervi.

coimba || 10:03 || giovedì, 01 marzo 2007
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VENERDì 23/02: SPECIALE NICODEMO

Venerdì 23 febbraio un altro DEMOspecial da non perdere. Uno speciale dedicato ad un artista di Cava de Tirreni

Salerno che ci piacque tantissimo. Lui è Nicola Pellegrino, si fa chiamare Nicodemo e la canzone che ci andò a sangue e trasmessa circa un anno fa si chiamava Faciteme Felice. Insomma ce l'eravamo annotato e appena possibile l'abbiamo chiamato ai Sassi Rossi. Venerdì oltre all'intervista trasmetteremo Boulevard du sud, Gerardo e l'alfabeto, Ogni tanto cantata con Tecla Giordano e la magnifica Faciteme Felice.

[Ascolta]

coimba || 22:30 || lunedì, 26 febbraio 2007
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3 marzo 2007, bologna:
corteo nazionale contro i cpt

Il 3 marzo a Bologna ci sarà il corteo nazionale per la chiusura dei CPT.

Anche noi ci saremo.

Continuiamo a chiedere la chiusura dei lager etnici e non un semplice superamento, o un "graduale svuotamento", come affermato nella relazione finale della commissione speciale sui CPT, perché ci ostiniamo a pensare, e ad agire, che una società senza la gabbia del lavoro salariato, delle istituzioni dell'educazione e della reclusione sia possibile. Perché cosa sono nel neocapitalismo i CPT se non la sintesi, da incubo (ma quanto mai reale!), dello sfruttamento della forza lavoro, del suo controllo e della sua segregazione? Il sogno del capitale è sempre stato quello di governare un proletariato mobile, flessibile sia nella dimensione dello spazio sia in quella del tempo, del corpo e del ritmo. In questa fase, probabilmente, il controllo del movimento si fa centrale nel processo di valorizzazione. Spostati, si, ma entro le mie coordinate!

Come la precarietà è "legalizzazione" del lavoro nero senza uscire dalle sue forme di ricatto padronale, i CPT e le dinamiche di espulsione legate alla prestazione lavorativa (sia in regime Turco-Napolitano che Bossi-Fini) sono la legittimazione del nuovo sistema neocapitalista: o C.P.T. ed espulsione o asservimento alla società del lavoro. La regolazione dei flussi (con o senza CPT) nel nuovo quadro globale sta operando come aggressione preventiva ai danni dei migranti attraverso precarietà, imperialismo e controllo sociale.

Oggi mentre viene rifinanziata la guerra in Afghanistan, qui in Italia, nell'Europa di Schengen, le metropoli sono divenute sempre più campi di internamento a cielo aperto sia per noi che ci viviamo da sempre sia, e ancora più, per chi è scappato dalla propria casa, per chi ha lasciato le proprie terre tentando di vivere dignitosamente altrove.

Inoltre in una società contemporaneamente flessibilizzata dal punto di vista del lavoro e dei servizi e rigidamente etnicizzata secondo linee "razziali" (legge Treu\Biagi e Turco-Napolitano\Bossi-Fini) l'estrema destra sociale può chiudere nel cassetto quei volantini che chiedevano l'istituzione di lager e di strumenti di controllo sociale, punizione e annientamento preventivo del diverso... ci hanno già pensato i vari governi di centrosinistra e destra! Il razzismo di stato realizza così con l'aggressione imperialista all'arabo e la reclusione nei CPT i cavalli di battaglia dei fascisti, facendo così diventare lo stesso antifascismo e antirazzismo qualcosa di assimilabile al teppismo e le resistenze globali al terrorismo, mentre dall'altro verso ha legittimato i fascisti e le stragi nelle terre di conquista.

Ma per fortuna come all'aumento della nostra rabbia contro l'aggressione agli uomini e alle donne irachene si accompagna la loro resistenza, all'ampliamento delle zone d'influenza e l'intensificazione dello sfruttamento del capitale si accompagna la lotta, la rivolta e la fuga, come è d'altronde sempre accaduto. E' così con gioia che registriamo le fughe dal lager etnico. Il conflitto che rompe le frontiere armate della fortezza Europa squarcia con la fuga e la rivolta anche le sue prigioni mettendo in crisi l'amministrazione dei programmi di internamento-deportazione, facendo così saltare il sogno del capitale di una forza lavoro completamente assoggettata.

Se il lavoro precarizzato è uno dei paradigmi di questa situazione, un altro è certamente quindi la migrazione della forza-lavoro. Con lo slogan "combattiamo l'immigrazione illegale" i governi hanno dichiarato guerra alla libertà di movimento di milioni di persone. Una guerra atroce che priva donne, uomini e giovani della propria libertà. E' un business internazionale, giocato sulla pelle di uomini e donne, che il capitale si assicura seminando violenza, miseria e oppressione in tutto il mondo! È necessario che sui due fronti in cui questa guerra si combatte (uno interno che vede da una parte i lager, le deportazioni, le frontiere armate, la polizia, dall'altra interi settori economici basati sullo sfruttamento della forza-lavoro migrante che diviene paradigma di tutto lo sfruttamento; ed uno esterno basato sull'aggressione imperialista tramite la guerra) che le resistenze contro il lavoro, il razzismo e l'imperialismo si saldino. Precarietà, guerra e CPT sono le forme del controllo e dello sfruttamento del neocapitalismo.

Il CPT dunque, strumento di "sperimentazione" della reclusione di tutta la forza lavoro, non è solamente un'aberrazione giuridica, una violazione dei diritti umani. Certo, è anche questo, se la stessa commissione, dopo varie associazioni, ne denuncia l'aberrazione. La lotta contro il CPT, declinata in un senso di classe, è soprattutto lotta contro la precarietà. Da anni lo facciamo insieme alle componenti più avanzate del movimento. Lo faremo anche il 3 marzo per far sì che la lotta contro i CPT si unisca a quella contro la base nato di Vicenza e al No TAV della Val di Susa per far fare retromarce, e magari anche roccambolesche ritirate, al governo Prodi.

A questo proposito non possiamo esimerci dal trarre le nostre prime impressioni sulla bozza Amato-Ferrero circolata in questi giorni. E' un testo che diverrà presto legge delega sull'immigrazione e che il governo vuole far votare al parlamento entro fine anno, ovviamente se non ci sarà un'opposizione forte e determinata nelle piazze!

La concezione delle liste di collocamento composte dai consolati e da organizzazioni internazionali nei paesi d'origine dei migranti che chiedono di lavorare in Italia è forse anche peggiore rispetto al sistema odierno. Si vuole un migrante che studi nel suo paese la lingua italica e che sia iscritto alle liste da anni, in qualche modo che faccia un itinerario di fedeltà alla nazione. Le liste di collocamento altro non sono che centri di controllo preventivo di una forza lavoro che si vuole già sottomessa. In questo modo chiunque voglia entrare in Italia senza passare per il collocamento sarà fuori del circuito del mercato del lavoro (lavoro che rimane dunque obbligatorio per i migranti "regolari"), ma l'atto di rottura delle frontiere diventerà anche rivolta contro il lavoro, e per questo ancor meno tollerata di prima.

A questa rappresentazione di un immigrato docile e subordinato all'iter che porta al lavoro ed all'integrazione si aggiunge quella del collaborazionista. Per far diventare realizzabili e meno discusse le espulsioni, vengono organizzati piani di rimpatrio "volontario", con stanziamenti economici governativi per sostenere il migrante dopo il rimpatrio. Il migrante deve "solamente" aiutare la polizia nella propria identificazione, altrimenti vivrà la deportazione come un'espulsione!!! Il migrante "buono" invece sarà ben contento della miseria che gli elargirà lo stato!

Sul punto che riguarda il nuovo assetto dello stesso CPT viene affermato che le categorie che adesso sono rinchiuse debbano diminuire. Le colf (dato che servono), i carcerati (che vanno identificati in carcere ed espulsi da lì) e i minori. "Proponiamo un diverso approccio alla questione e un loro svuotamento" dice, infatti, Staffan De Mistura. Cogliendo un limite di una parte del movimento ed abboccando ad esso, l'umanizzazione del CPT oltre a scongiurarne la chiusura non tocca sostanzialmente lo schema del controllo dei flussi della migrazione autonoma, e dà il contentino alle associazioni umanitarie che si lamentavano per i numerosi delinquenti presenti nei CPT.

Pestaggi, ricatti, psicofarmaci, soprusi, autolesionismo non sono una disfunzione data dalla mala gestione ma sono parte del sistema di controllo dell'istituzione stessa, così come hanno dimostrato molti studi su altre istituzioni totali. Anche per questo parlare di umanizzazione è impossibile.

Il movimento bolognese assieme ai migranti ha mostrato praticamente che i C.P.T. non sono "superabili", come ci dice questo nuovo governo, ma vanno chiusi, subito! Non c'è spazio per una deportazione in prima classe o per la pay tv in un lager, a Bologna e altrove c'è spazio solo per la chiusura immediata dei centri di detenzione temporanea!

Finché ci saranno i CPT e la segmentazione della forza lavoro attraverso il controllo dei flussi e la sua etnicizzazione, il razzismo sarà di Stato e funzionale alle logiche della valorizzazione del capitale.

Saremo per le strade della città di Bologna con uno spezzone ed invitiamo tutte le realtà dell'antagonismo sociale ad attraversarla il 3 marzo con noi.

Chiudiamo i C.P.T. subito!
Per la libera circolazione per tutti e tutte!
Contro le leggi speciali per migranti e la Legge 30!

 

Laboratorio del precariato sociale CRASH! - Bologna

coimba || 10:14 || lunedì, 19 febbraio 2007
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MANIFESTAZIONE 17 FEBBRAIO

ORE 14.30 PIAZZALE STAZIONE

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE
17 FEBBRAIO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE A VICENZA
IL FUTURO è NELLE NOSTRE MANI:
DIFENDIAMO LA TERRA PER UN DOMANI SENZA BASI DI GUERRA
Presidio Permanente, Vicenza
23 gennaio 2007

Dopo che per mesi Governo e Comune si sono rimpallati la responsabilità della decisione, l’Esecutivo nazionale ha ceduto all’ultimatum statunitense: «il Governo non si oppone alla nuova base Usa», ha sentenziato Romano Prodi. Dopo appena due ore, migliaia di vicentini sfilavano per le strade del centro cittadino. Chi pensava di aver chiuso la partita ha dovuto ricredersi, perché Vicenza si è mobilitata, ha Invaso le strade, ha costruito il presidio permanente.
Otto mesi di mobilitazioni, culminate con la grandiosa manifestazione dello scorso due 2 dicembre
– quando 30 mila persone sfilarono dalla Ederle al Dal Molin, hanno dimostrato la forte contrarietà della popolazione alla nuova installazione militare. Ma il Governo, dopo aver più volte ribadito la centralità dell’opinione della comunità locale, ha ceduto agli interessi economici e militari.
In tutto questo pesa come un macigno anche la posizione dell’Amministrazione Comunale che, forte dell’assenso dato dal Governo Berlusconi all’operazione, prima ha nascosto ai cittadini il progetto per tre anni e poi, snobbando la contrarietà della popolazione, lo ha approvato durante un Consiglio Comunale blindato e contestato; infine ha negato ai cittadini la possibilità di esprimersi attraverso il referendum.
Nonostante tutto questo a Vicenza è successo qualcosa di nuovo: Vicenza non si è arresa alle imposizioni. In questo percorso abbiamo trovato donne e uomini, studenti e anziani, lavoratori e professionisti; li abbiamo incrociati nelle mobilitazioni, abbiamo discusso con loro alle assemblee pubbliche ed ai convegni. Insieme abbiamo costruito il Presidio Permanente, un luogo attraversato da migliaia di persone in pochi giorni.
Vicenza non si è arresa alle imposizioni.
Vicenza non vuole una nuova base militare al Dal Molin.
Vicenza si è mobilitata.
Migliaia di persone hanno occupato i binari della stazione appena due ore dopo la conferenza stampa di Romano Prodi; e nei giorni successivi una serie di iniziative, dalla manifestazione degli studenti ai presidi in Municipio e in Prefettura, hanno confermato la determinazione dei cittadini.
La nostra città ha riscoperto la dimensione comunitaria e popolare, ha riattivato le reti di solidarietà che in altri contesti – per esempio a Scanzano Ionico o in Val di Susa – hanno permesso di fermare dei progetti devastanti.
Da ogni parte d’Italia ci è arrivata un immensa solidarietà, un caloroso sostegno. Manifestazioni e presidi si sono svoltI in questi giorni in ogni angolo del Paese. Contro una scelta contrastata dalla comunità locale ovunque si manifesta e si discute.
Il nostro cammino è appena all’inizio. Nulla si è concluso con l’espressione del parere governativo.
Cittadini, associazioni e organizzazioni sindacali hanno deciso di opporsi; molti parlamentari si sono auto-sospesi. Vicenza vuole fermare questo scempio, se necessario anche seguendo l’invito di molti a mettere pacificamente in gioco i propri corpi.
Vogliamo dare una voce unitaria, pacifica e determinata a questo sdegno. Vicenza chiama tutti a mobilitarsi contro la militarizzazione di una città, contro la costruzione di una base che sorgerà a meno di due chilometri dalla basilica palladiana, consumerà tanta acqua quanta quella di cui hanno bisogno 30 mila cittadini, costerà ai contribuenti milioni di euro (il 41% delle spese di mantenimento delle basi militari Usa nel nostro territorio è coperto dallo Stato Italiano), sarà l’avamposto per le future guerre.
Vicenza vuole costruire una grande manifestazione nazionale per il 17 febbraio; vogliamo colorare le nostre strade con le bandiere arcobaleno e quelle contro il Dal Molin, ma anche con quelle per la difesa dei beni comuni e della terra, del lavoro e della dignità e qualità della vita. Un corteo plurale e popolare, capace di aggregare le tante sensibilità che in questi mesi hanno deciso di contrastare il Dal Molin, perché siamo convinti che le diversità siano un tesoro da valorizzare così come l’unità sia uno strumento da ricercare per vincere questa sfida.
Ai politici e agli uomini di partito che condividono la responsabilità di Governo locale e nazionale rivolgiamo l’invito a partecipare senza le proprie bandiere; vi chiediamo un segno di rispetto verso le tante donne e i tanti uomini che in questi giorni si sono sentiti traditi dai partiti e dalle istituzioni;vi chiediamo, anche, di valorizzare la scelta di quanti, in questi giorni, hanno scelto di dimettersi o auto-sospendersi in segno di protesta. Una protesta che, auspichiamo, dovrà avere ulteriori riscontri se il Governo non recederà dalle sue decisioni.
Noi siamo contro il Dal Molin per ragioni urbanistiche, ambientali, sociali; ma, anche, perché ripudiamo la guerra. Proprio per questo non accettiamo alcun vergognoso baratto con il rifinanziamento della missione in Afghanistan.
La nostra lotta non si è esaurita. A Vicenza, il 17 febbraio, contro ogni nuova base militare, per la desecretazione degli accordi bilaterali che regolano la presenza delle basi, per la difesa della terra e dei beni comuni, per un reale protagonismo delle comunità locali e dei cittadini.
Il futuro è nelle nostre mani: difendiamo la terra per un domani senza basi di guerra. Il 17 febbraio tutti a Vicenza!

Presidio Permanente contro il Dal Molin
Per info e adesioni nodalmolin@libero.it
Web www.altravicenza.it

coimba || 15:56 || giovedì, 08 febbraio 2007
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